Aria pesante

Ci sono persone che emanano energia negativa. Nessun discorso esoterico o pseudo-new age, è proprio una questione di inquinamento atmosferico.

Io penso di essere una persona generalmente positiva, mi viene molto spontaneo sorridere e anche se questa in alcune situazioni può essere pure un’agile maschera, mi dicono sia in ogni caso un’attitudine rasserenante, e rassicurante, per me per prima e anche per chi mi sta intorno. A me hanno insegnato che è bello cercare di “far andar bene le cose”, e anche se devi rinunciare a qualcosa di non fondamentale per il tuo equilibrio psichico, anche se devi adattarti a ritmi e categorie diversi da quelli a te usuali, anche se le cose non vanno esattamente come te le saresti aspettate amen, non è grave quanto rovinare l’atmosfera e la serenità generali. È proprio una visione della realtà che ho succhiato col latte materno e mi fa di solito vivere – tranne che in qualche situazione – piuttosto in pace con l’Universo.

Mi sono inoltre formata col tempo la convinzione che non si può pretendere dagli altri – sto parlando di persone adulte, naturalmente – più di quanto siano in grado di darti, quindi conviene mettersi l’animo in pace, perché se esiste una qualche opportunità di upgrade del loro modo di condursi, questa è solo in mano loro: ognuno di noi ha solo la possibilità di migliorare se stesso, e già questo è un lavoraccio, e se mai fosse possibile dare qualche imput in tal senso all’intorno, questo potrebbe avere un solo nome: gentilezza. In nessun caso funzionano arroganza, acidità e prepotenza.

Il problema si pone quando ti trovi giocoforza ad essere circondata o quasi da persone di tutt’altra formazione, che sembrano anzi avere come unica missione trovare quello che non funziona, quello che non va bene, quello che dovrebbe essere diverso; oppure persone talmente ripiegate su se stesse e vittimiste da arrivare ad alterare la realtà pur di ricondurla alla propria autocommiserativa visione; o in alternativa così convinte che le cose debbano essere diverse da riuscire a rovinare quello che c’è, perché non è quello che vorrebbero; persone perlopiù incapaci di apprezzare quel che di bello e luminoso la vita ha posto sulla loro strada; persone che così passano il loro tempo rigide, tese, con i muscoli e l’anima contratti, ammorbando l’aria intorno e rendendola irrespirabile. Persone che alla fine vivono male, ma che non riescono a muovermi a compassione per questo. E non mi vengano a raccontare che magari hanno molto sofferto nella vita, perché questa non la ritengo in nessun caso una giustificazione valida per un comportamento che faccia soffrire tutti ancora.

Ecco, se in un grande gruppo (a cui non è possibile sottrarsi) di persona così ce n’è una sola, di solito si riesce a neutralizzarla; ma se cominciano ad essere due o tre, peggio se della stessa famiglia, perciò ormai ben arroccate ciascuna nel suo ruolo e forti di decenni di prove e affinamento del copione, io non ce la faccio. Mi intossicano. E sono consapevole che il mio chiudermi ed imbruttirmi in questi casi non fa che alimentare i circoli viziosi già in atto, e che se mi sento così diversa non dovrei abdicare alla mia bella diversità così in fretta, sentendomi invece in grado di imprimere una inversione di tendenza. Almeno provandoci. O almeno, nella peggiore delle ipotesi, conservando la mia serenità per me. Anche perché io non faccio tanta fatica ad essere di solito diversa, mi viene anzi molto spontaneo, quindi non ne ho gran merito: sarebbe invece una partita sfidante proprio in simili occasioni.

Ma non ce la faccio. E finisce che mi sento una fallita anche io.

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3 pensieri su “Aria pesante

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