Ricomincio?

Chissà se dopo tanto sono in grado di riprendere…

In tutti questi mesi lo sguardo della blogger non mi ha abbandonato, e ho sofferto nel non riuscire a fissare qui nero su bianco la miriade di piccoli struggenti durissimi poetici taglienti teneri catartici momenti vissuti o osservati giorno per giorno. Perché ormai ci avevo fatto l’abitudine, e io che sono una che nella vita ama distillare l’essenziale e pochi fronzoli avevo in realtà scoperto nell’arte dell'”accorgersi” un allenamento della sensibilità che mi giovava, un esercizio della prospettiva, e della profondità, che mi rafforzava, un gioco superfluo ma non vacuo che mi arricchiva.

Ma certe lande in tondo che a volte ti inghiottono, certe sfide chieste e còlte che ti riempiono i minuti, certa vita bella mozzafiato che ti turbina via, ed è un attimo che passano più di tre mesi senza che all'”accorgersi” riesca ad accompagnarsi il doveroso “soffermarsi” (ma vi leggevo tutti, eh! anche senza commentare). Ora siamo in un momento di calma apparente: le commissioni stanno un po’ viaggiando da sole, domani sera c’è lo spettacolo (e me la sto facendo sotto), il quadrimestre si è appena concluso. Attimi di calma che quasi ci si sente in colpa.

Chissà che non riesca a ricominciare.

Senza luce

Dialogo nel buio è l’ormai famoso percorso allestito nella più totale assenza di luce all’Istituto dei ciechi di Milano. Ci ho portato i miei di seconda, la scorsa settimana, e anche per me era la prima volta.

Quella della luce è una metafora consunta, e sposta troppo valore su quello che è solo uno degli elementi della nostra percezione, della nostra conoscenza, della nostra interpretazione. E’ più una sineddoche, alla fine, e ci fa dimenticare che la parte non vuole escludere il tutto. Senza luce, invece, possiamo accorgerci di tutto il resto. E di quanto ci appiattiamo sulla prospettiva più facile e a portata di mano, nella nostra vita di “sani” senza più ostacoli o difficoltà, nel volo radente della velocità quotidiana. Di quanto la superficie sia comoda e allettante e di quanto il nostro dialogo con la realtà perda sapore, eviti il contatto, eluda l’ascolto.

Che l’essenziale è invisibile agli occhi lo sappiamo, ma ce ne dimentichiamo troppo spesso. Se vi capita, andateci: è un regalo per l’anima, di quelli da portare sempre con sé.

Spaesamenti

G. è una ragazzina dai lunghissimi capelli biondi, sempre trasognata, che ama disegnare e sorride con gli occhi, dolcissimi. E’ costantemente persa in un mondo colorato di bambola e non è mai connessa con quello che succede intorno a lei, a meno che io non stia raccontando o leggendo delle storie. Se viene interpellata sembra ritornare con fatica da un posto lontanissimo e dire che è spaesata è ancora poco, con le conseguenze che si possono immaginare per il cosiddetto processo di apprendimento.

L’altro giorno il suo papà è piombato a scuola per parlare con me, nel bel mezzo della lezione, preoccupatissimo che lei neanche ci fosse venuta. Mi ha raccontato che G. è qualche tempo che piange e si dispera prima di venire a scuola, che dice che non ci vuole più mettere piede, che quel giorno la crisi era stata particolarmente violenta e lui era spaventato. Ma perché non vuole venire a scuola? chiedo io. Non ce lo dice, fa lui.

Dopo vari colloqui e passaggi intermedi viene fuori che lei non ha amiche in classe. Che molte compagne la sfottono, altre la snobbano e le meno peggio la tollerano, ma di certo non la trattano da amica. E’ così. E io lo vedo. Ma non avevo còlto quanto questo la facesse soffrire. Anzi, il suo costante sorriso serafico lo interpretavo come una benefica e forse un po’ inconsapevole capacità di prendere le distanze dalle magagne del mondo. Benefica un corno. Lei sta proprio male, come si sta male da adolescenti, di una disperazione assoluta e totalizzante.

Io non mi ero accorta, e questo basta a farmi stare male. Ma per di più, ora che lo so, non so cosa fare, e brucio di frustrazione. Non posso fabbricarle un’amica, non posso costringere qualcuno ad esserlo, non posso esserlo io. Certo gli sfottò di cui sono stata testimone li ho sempre stroncati, ma questo evidentemente non è affatto abbastanza.

Che cosa devo fare?