Facile facilissima di sicuro effetto

Nell’immediato (ma forse non solo, ché è donna da smuover le montagne) mi ha ispirato la ‘povna, ma devo dire che è da un po’ che io – negazione abbastanza assoluta del piacere dello spadellamento, delegato ampiamente, a casa mia, al marito; in misura però inversamente proporzionale, si badi, al piacere dello spazzolamento (di cibarie qualsivoglia, con preferenza per quelle preparate da altri da me) – io, dicevo, è da un po’ che mi scopro desiderosa di cucinare con amore, di inventarmi cuoca creativa, ma, soprattutto, mi accorgo del piacere bello e lento di infilare le mani nella pasta, di annusare la spezia giusta, di immergermi nel vapore odoroso di una pietanza in cottura. Incredibile. Sarà l’età. Sarà l’essere uscita da un periodo che mi fa sentire come Sandra Bullok quando riabbraccia la gravità. Ma ora ho voglia di assaporarmi consapevole ogni passaggio di ogni mio giorno, con pervicacia proprio. Di non perdermi niente, anzi di cercare la gioia dove non sembrerebbe, di volgere a mio vantaggio ogni passo, di gustare fino in fondo gli istanti come sono. Di vivermi fino in fondo io, come sono. Sperimentandomi di più. Spendendomi di più. Sorprendendomi di più.
Sì, anche in cucina.

Perciò comincerò subito (e non è detto che continui) a raccontarvi di quello che è da sempre uno dei miei cavalli di battaglia, ossia la Base dolce tuttofare, che è di una semplicità imbarazzante, di estrema versatilità e di riuscita sicura.

Si prendono 150 g. di burro e si fan sciogliere, poi ci si amalgamano bene 150 g. di zucchero, poi due uova intere, ma da mescolarsi una alla volta, poi 150 g. di farina 00 (meglio setacciarla per evitare i grumi), infine mezza bustina di lievito. A questa base si aggiunge quel che va: tocchetti di mela o pera, cioccolato sminuzzato grossolanamente, fichi secchi e noci, ananas, prugne, frutta secca… Nelle combinazioni che ispirano di più.
Poi una quarantina di minuti a 180 gradi, prova dello stecchino, e il gioco è fatto. Non ho mai provato a farla con la farina sgluto ma una mia collega intollerante sì e pare le sia venuta benissimo.

Buona vita a voi!

Estate!

Ormai la vacanza “da insegnante” è nel suo pieno, e mi rendo conto di quanto sia un privilegio di cui essere grati.

Ci ho messo un po’, ma posso dirmi ormai libera dall’”ansia-da-cose-da-fare”: è ormai una settimana buona che non faccio più le mie proverbiali liste e prendo le giornate con più allegro fatalismo; le “cose-da-fare” ci sono sempre, specie se sei in montagna sì, ma a casa tua, ma ovviamente si sono drasticamente ridotte rispetto al solito, a fronte di un massiccio aumento del tempo a disposizione, il che consente di fare ogni cosa nel momento in cui ce n’è bisogno, in tutta calma, e direi quasi con piacere.

Mi riapproprio così del tempo, mi gusto la lentezza dei gesti come un lusso, trovo spazi per leggere, per studiare, per ascoltare le crode, per correre, per respirare il silenzio, per fotografare i dettagli; mi concedo di assaporare i momenti che ora so dedicare ai bambini: giochi, coccole, solletico, scherzi, smorfie, racconti, letture, grattini. In tutti questi momenti sono lì, con loro. Durante l’anno ci riesco di rado: la mia mente è spesso altrove, sequestrata dal pensiero -ovvio- di tutte “le-cose-da-fare”. Ora invece sto. E percepisco chiaramente che ho sufficiente spazio mentale anche per soffermarmi a calibrare scelte educative più ponderate, meno schiave dell’insofferenza e dell’esasperazione.

E poi riesco ad andare a correre, ora lontana dalle auto e più vicina al bosco, e dopo quasi due mesi che ho cominciato posso dire che io, regina incontrastata della pigrizia, riesco ad essere costante come mai nella vita in nessun’altra attività sportiva. Questo mi ha sorpreso. E a quasi quarant’anni riuscire a sorprendere se stessi dà proprio una bella sensazione. Mi parla di una conoscenza di sé mai finita, di un viaggio ancora lontano dalla meta, di possibilità molte e perfino inaspettate.

L’estate mi rigenera profondamente, ne avevo proprio bisogno. E il pensiero non può non andare a chi non ha questo privilegio, primo fra tutti mio marito, che è a casa che schiatta di caldo e lavoro, e che si fermerà tre settimane soltanto. Mi sento una privilegiata, non c’è niente da fare; ma questo non mi impedisce di goderne tantissimo.

Sola

Il mio fantastico marito si è portato i figli al mare per tutto il fine settimana. Sono stata sola per tutto il fine settimana. Sola.

Sono andata a correre senza l’ansia di tornare, ho fatto docce lunghissime con tanto di scrub e crema idratante, ho fatto shopping in tutta calma, ho aiutato l’amica agricoltora a legare i sacchi di frumento, a piedi nudi nei semi sparsi sull’aia, ho bevuto birra al buio con amici vecchi e nuovi, nell’aria calda e odorosa di campagna, sono stata in chiesa dopo un bel po’ di tempo, ho letto per ore, ho dormito fino a tardi, ho pranzato con la nonna, ho chiacchierato al telefono con un’amica cara, ho sistemato come si deve tutto il materiale di scuola e predisposto il lavoro estivo, ho ufficialmente chiuso le pulizie di fino, ho addirittura dipinto un po’.

Con

calma.

Assaporando sorridente ogni minimo gesto.

Prendendo il tempo sotto braccio e passeggiando con lui.

 

Mi ha rimesso al mondo.