Eroica

Questa è la storia di come Unsasso, donna mite e serafica, si sia trasformata, con sommo stupore e compiacimento, in una feroce rompicoglioni all’occorrenza, ottenendo pure il risultato (in)sperato.

Premessa: da diversi anni Unsasso veniva contattata per telefono da (sciattissimi, peraltro) operatori di Enel Energia, essendo lei cliente Enel per la fornitura di gas in regime di “tutela” (il che significa, per i profani come lei prima dell’inizio di tutta questa storia, che il prezzo del gas è deciso dall’Autorità e fluttua in base al mercato), veniva contattata, dicevamo, perché passasse al mercato libero ovviamente con Enel Energia, con tariffe, a dire dell’operatore, ben più convenienti. In tutte quelle telefonate Unsasso aveva ringraziato e chiesto una mail in cui quelle meravigliose tariffe fossero messe in fila per iscritto, così come tutte le varie postille del caso, in modo da poterci ragionare con calma. No, si poteva fare solo per telefono. Allora no, grazie, aveva risposto Unsasso innumerevoli volte. E mica perché è così sgamata di suo, anzi, ché lei è la classica a cui vendono intere enciclopedie senza che nemmeno se ne accorga, ma perché Thestone, suo marito, che è persona diffidente per carattere e formazione, e (purtroppo) ne ha spesso ragione, l’ha nel tempo educata (con delicati cazziatoni ogni volta che ci cascava) ad evitare almeno le inculate più evidenti.

Si arriva così al fatidico 9 luglio, giorno in cui Unsasso, con un caldo micidiale e i due pargoli tendenti all’isterico non meno di lei, era impantanata a preparare valigie e carabattole varie per la partenza, fissata per il giorno dopo, per il successivo mese e mezzo di montagna + Grecia: un’operazione, credetela, niente affatto riposante. Nel bel mezzo di quel gran casino, suona il telefono. Buongiorno, Enel Energia. Ah che due maroni, pensa Unsasso esasperata. E invece, quale sorpresa? La solita irritante voce, questa volta, articola un discorso da non crederci: Chiamo solo per avvertirla che le stiamo spedendo per posta tutto il materiale contrattuale per passare al mercato libero del gas con Enel Energia: qualora fosse interessata dovrà solo compilare il modulo allegato e rispedircelo, per passare alla tariffa per lei più conveniente di tot euro al metto cubo eccetera. Va bene? Va bene, mandi pure, d’accordo. Incredibile, ha il tempo di pensare l’ingenua Unsasso, finalmente l’han capita! E invece.

27 luglio, il materiale è arrivato ma nessuno l’ha ancora degnato di uno sguardo (quando lo faranno sarà per constatare che non è affatto vero che passare al mercato libero è così più conveniente), la giornata è bella e Unsasso torna allegra dalla corsa. E prima che entri in doccia, la telefonata di Thestone: Ma perché mi è arrivato un SMS che mi avverte che il cambio di contratto richiesto ad Enel Energia è andato a buon fine?! Noi non abbiamo chiesto nessun cambio di contratto!!! Panico. Che cacchio hanno fatto ‘sti stronzi?! Telefono. Solita operatrice. Chiedo. Ma signora, in data 9 luglio qui risulta una registrazione vocale fatta da lei che ha valore contrattuale: il nuovo contratto partirà dal I agosto. Non l’hanno avvertita che stavano registrando? Non so cosa dirle, qui risulta. No, non può sentire la registrazione. No, non posso sentirla nemmeno io. No, non può farne un’altra che annulli la precedente. No, non può fare nulla, l’unica è rivolgersi a un avvocato. Ma guardi che però il nuovo contratto le conviene!

Una sempre più incredula Unsasso passa dallo smarrimento iniziale ad una incazzatura solenne, che peraltro l’operatrice rimbalza con maestria ben istruita. Quella maledetta del 9 luglio le aveva fatto dire un mucchio di e Certo e Va bene, che poi con ogni probabilità aveva utilizzato per montarli ad arte con la serie di domande precise che era tenuta a fare perché la sua registrazione di merda avesse il valore contrattuale desiderato. E senza ombra di dubbio NON le aveva detto che stava registrando la telefonata, primo requisito perché la registrazione abbia validità. Al suo indirizzo Unsasso lancia mentalmente le peggio maledizioni. Estorto un indirizzo mail alla furbona che in quel momento, più che aiutarla, sta cercando di convincerla che tutto era stato ordito per il suo bene, Unsasso scrive una mail di fuoco, della quale, va detto, è estremamente orgogliosa. Ovviamente, nessuna risposta.

Comincia così una serie di ulteriori telefonate inferocite, fax, raccomandate, ingiunzioni, diffide e minacce degne del più agguerrito studio legale. Unsasso si sente Erin Brockovich de noantri, un’eroica paladina del consumatore gabbato. 

Finché, un radioso mattino di agosto, una mail la ripaga delle sue fatiche: Enel Energia si rammarica dell’accaduto, e ha già provveduto a ripristinare il contratto proditoriamente (questo non c’era scritto) cambiato. Vittoria!! Incredula, Unsasso si sente veramente figa: ché non pensava proprio, che l’avrebbero ascoltata, e già si vedeva a doversi cercare un avvocato, sobbarcare parcelle stratosferiche e sciroppare la questione fino alla fine dei suoi giorni.

Unsasso vorrebbe rispondere ringraziandoli per averle procurato questa botta di autostima, ma prevale il ritegno. 

Autostima

Su un librino che dovrebbe aiutare ad aumentare l’autostima mi chiedono di rispondere a questa domanda: qual è il tuo contributo irripetibile all’umanità? Ecco a me la fa un po’ calare l’autostima, una domanda del genere. Nel senso, io credo nel mio piccolo di dare sì un contributo, ma minimo, ecco: faccio del mio meglio. E senz’altro sono come tutti un essere unico e irripetibile. Ma la combinazione di quelle due parole contributo + irripetibile mi crea qualche perplessità. Quando non ci sarò più senz’altro dispiacerà a qualcuno, senz’altro qualcuno sentirà la mancanza di alcune mie qualità positive, per certe persone la mia presenza nel mondo non sarà sostituibile – ma magari rimpiazzabile sì, anzi me lo auguro – ma a conti fatti non credo che in qualche ambito della mia esistenza ci sarà qualcuno che celebrerà il mio contributo irripetibile all’umanità, mi sembrerebbe già più che abbastanza se tre o quattro persone – al di là dei miei congiunti e amici più stretti – fossero in grado di ricordare un singolo episodio in cui in qualche modo avrò dato un piccolo ma significativo (e possibilmente positivo) contributo alla loro esistenza, e con ogni probabilità si tratterà di tutt’altro rispetto a quello che ora posso comunque solo vagamente immaginare; non penso nemmeno che il mio operato su questa terra, in generale, non possa essere svolto egregiamente e magari pure molto meglio da qualcun altro. Perciò, ecco, non so proprio come rispondere ad una simile domanda. E più ci rifletto più penso che tutto sommato è giusto così, perché dovrei abbattermi? Perché per stare bene con me stessa dovrei potermi pensare così necessaria ed eccezionale? Non voglio insegnare ai miei figli che accettarsi significhi per forza sentirsi speciali. Voglio piuttosto che si fabbrichino tutti gli strumenti per scavare nella propria umanità, per abbracciarla con equilibrio e ironia, con impegno e consapevolezza, per portarla a compimento nella sua verità, serenamente, per quel che sarà. Che cosa ne pensate, voi?

Mal di blog

Adesso vi spiego come funziona così mi dite se sono completamente pazza o è successo a qualcun altro, e soprattutto se è una cosa che poi passa.

Mi succede qualcosa. Qualcosa qualsiasi. Un ragazzino a scuola ha un problema, mia figlia fa una considerazione buffa, un collega mi fa innervosire, leggo un pensiero che mi fa riflettere, una scena a cui assisto mi pare surreale. Il pensiero parte automatico: potrei farci un post. Mi vengono proprio in mente le parole da scrivere ma naturalmente non ho il computer sottomano.

Poi mi dimentico cos’era. Travolta da tutto il resto. Oppure, quando mi siedo per scrivere mi sembrano tutte cazzate, di nessuno spessore, che soprattutto non interesseranno a nessuno. Poi ripenso ai miei propositi iniziali e scrivo. E quando schiaccio quel tasto Pubblica sono soddisfatta come una bambina che ha appena imparato a spingersi sull’altalena.

Ma dura poco, perché inizia una certa sottile ansia da commenti. Non scriverà nessuno. E vado a controllare. Amen, non è che chi passa di qui debba per forza scrivere qualcosa o dirmi che ne pensa di quello che dico io.  Fingo che non mi importi. E vado a controllare. Ecco, lo vedi? Avranno trovato che sono tutte cazzate di nessuno spessore. Avranno pensato Ma questa cosa crede, che a me interessi di ‘sta roba? (Sono insicura da fare schifo, lo so).

Poi arriva un commento. Una cosa qualsiasi. E magari ne seguono anche altri. E torno a sentirmi in forma. In gamba. Nella media, almeno. Financo più a posto con la coscienza.

Per qualche giorno.

Poi ricomincia tutto daccapo.

Guarirò?