Richiamata all’ordine

dall’ultimo post povnico con annessa nominescion, non potevo non trovare un micro-momento per un micro-post quantomeno di ringraziamento.

Pure io seguo le regole un po’ alla carlona: uno perché ultimamente sto cercando di imparare a sopravvivere smettendo di far sempre la prima della classe, ché mi son resa conto (nel senso che ci ho proprio sbattuto addosso con violenza ripetutamente, a questa verità, e alla fine qualcosa mi è anche entrato in testa…) che proprio è una roba che non fa bene a nessuno; due perché ancorché abbia licenziato i miei amati (e non ne scrivo gente perché non è stato affatto come avrei voluto, troppo impegnata com’ero dai frontali di cui sopra) non ho un attimo di tregua lo stesso, ma questa volta per un motivo super-edonistico: domani si parte tutta la famiglia per gli States!!!!!!!!

Quindi: niente logo perché non so come si fa e non ho tempo; per le mie nomination si sentano nominati tutti i blog del blogroll; e veniamo rapidamente alle domande:

1) Quando hai capito di amare la “scrittura”? Penso alle medie più o meno
2) Ti ispiri mai alla tua realtà? Sempre
3) Se potessi partecipare e vincere una competizione letteraria o fotografica importante, quale sarebbe? Io???
4) In cambio di una ingente somma di denaro, riusciresti a realizzare qualcosa lontanissima dalle tue corde? Solo a teatro
5) Ami sperimentare? E se no come si fa?!
6) Offri qualcosa di inedito alle persone che ti seguono e credono nelle tue capacità? Eh?!

Ecco, ora che ho (quasi) assolto al mio dovere vengo al punto: talento io? proprio non me ne ritrovo neanche un po’. E allora perché questo blog? Non certo perché mi attraversi l’idea di avere qualcosa, qualcosa di particolare, da aggiungere al mondo. Ma semmai il contrario: per cercare che il mondo aggiunga qualcosa a me. Attraverso l’esercizio dell’accorgersi. Attraverso le voci che incrocio. Attraverso un ascoltarsi più attento e meno autoreferenziale.

E che sia per tutti una buona estate!

Ricomincio?

Chissà se dopo tanto sono in grado di riprendere…

In tutti questi mesi lo sguardo della blogger non mi ha abbandonato, e ho sofferto nel non riuscire a fissare qui nero su bianco la miriade di piccoli struggenti durissimi poetici taglienti teneri catartici momenti vissuti o osservati giorno per giorno. Perché ormai ci avevo fatto l’abitudine, e io che sono una che nella vita ama distillare l’essenziale e pochi fronzoli avevo in realtà scoperto nell’arte dell'”accorgersi” un allenamento della sensibilità che mi giovava, un esercizio della prospettiva, e della profondità, che mi rafforzava, un gioco superfluo ma non vacuo che mi arricchiva.

Ma certe lande in tondo che a volte ti inghiottono, certe sfide chieste e còlte che ti riempiono i minuti, certa vita bella mozzafiato che ti turbina via, ed è un attimo che passano più di tre mesi senza che all'”accorgersi” riesca ad accompagnarsi il doveroso “soffermarsi” (ma vi leggevo tutti, eh! anche senza commentare). Ora siamo in un momento di calma apparente: le commissioni stanno un po’ viaggiando da sole, domani sera c’è lo spettacolo (e me la sto facendo sotto), il quadrimestre si è appena concluso. Attimi di calma che quasi ci si sente in colpa.

Chissà che non riesca a ricominciare.

Mal di blog

Adesso vi spiego come funziona così mi dite se sono completamente pazza o è successo a qualcun altro, e soprattutto se è una cosa che poi passa.

Mi succede qualcosa. Qualcosa qualsiasi. Un ragazzino a scuola ha un problema, mia figlia fa una considerazione buffa, un collega mi fa innervosire, leggo un pensiero che mi fa riflettere, una scena a cui assisto mi pare surreale. Il pensiero parte automatico: potrei farci un post. Mi vengono proprio in mente le parole da scrivere ma naturalmente non ho il computer sottomano.

Poi mi dimentico cos’era. Travolta da tutto il resto. Oppure, quando mi siedo per scrivere mi sembrano tutte cazzate, di nessuno spessore, che soprattutto non interesseranno a nessuno. Poi ripenso ai miei propositi iniziali e scrivo. E quando schiaccio quel tasto Pubblica sono soddisfatta come una bambina che ha appena imparato a spingersi sull’altalena.

Ma dura poco, perché inizia una certa sottile ansia da commenti. Non scriverà nessuno. E vado a controllare. Amen, non è che chi passa di qui debba per forza scrivere qualcosa o dirmi che ne pensa di quello che dico io.  Fingo che non mi importi. E vado a controllare. Ecco, lo vedi? Avranno trovato che sono tutte cazzate di nessuno spessore. Avranno pensato Ma questa cosa crede, che a me interessi di ‘sta roba? (Sono insicura da fare schifo, lo so).

Poi arriva un commento. Una cosa qualsiasi. E magari ne seguono anche altri. E torno a sentirmi in forma. In gamba. Nella media, almeno. Financo più a posto con la coscienza.

Per qualche giorno.

Poi ricomincia tutto daccapo.

Guarirò?

Il punto è

Il punto è che il calvinista che c’è in me non si rassegna a dividere lo spazio con il narcisista.

Dopo settimane di riflessioni e incursioni sul web l’ho capito.

Il primo parla parla parla. Lo chiamerò Calvin, per analogia.

Calvin chiede: Perché aprire un blog che tanto non interessa a nessuno di quello che pensi tu? Fai una figura patetica. Non penserai mica di elaborare pensieri così arguti sapidi intelligenti originali stimolanti. C’è pieno il web di gente più arguta sapida intelligente originale stimolante di te.

Calvin dice: Non sarebbe meglio che ti dedicassi ai tuoi doveri, in fondo hai già degli spazi di diletto, no?

Calvin insinua: Pensa che frustrazione, quando vedi che non ti legge nessuno quando ti accorgi di non avere più idee. Quando la tua mediocrità viene allo scoperto.

L’altro, lo chiamerò Fabrizio, non parla. Lui ammicca.

Inutile dire che Calvin si innervosisce che non ti dico quando Fabrizio fa quel suo mezzo sorriso strafottente senza dire una parola (eccerto, avrà il bagaglio lessicale di un australopiteco, la cultura di un tronista – cerca di consolarsi Calvin).

Ma io li ho scoperti. E ho deciso che mi piazzo lì, in mezzo a loro due, e li ignoro.

Ché in medio stat virtus e io della mia medietà voglio andare orgogliosa.

Perché la medietà non fa paura agli altri ed è accogliente.

Perché è un punto di partenza e una sfida.

Amen.