Autostima

Su un librino che dovrebbe aiutare ad aumentare l’autostima mi chiedono di rispondere a questa domanda: qual è il tuo contributo irripetibile all’umanità? Ecco a me la fa un po’ calare l’autostima, una domanda del genere. Nel senso, io credo nel mio piccolo di dare sì un contributo, ma minimo, ecco: faccio del mio meglio. E senz’altro sono come tutti un essere unico e irripetibile. Ma la combinazione di quelle due parole contributo + irripetibile mi crea qualche perplessità. Quando non ci sarò più senz’altro dispiacerà a qualcuno, senz’altro qualcuno sentirà la mancanza di alcune mie qualità positive, per certe persone la mia presenza nel mondo non sarà sostituibile – ma magari rimpiazzabile sì, anzi me lo auguro – ma a conti fatti non credo che in qualche ambito della mia esistenza ci sarà qualcuno che celebrerà il mio contributo irripetibile all’umanità, mi sembrerebbe già più che abbastanza se tre o quattro persone – al di là dei miei congiunti e amici più stretti – fossero in grado di ricordare un singolo episodio in cui in qualche modo avrò dato un piccolo ma significativo (e possibilmente positivo) contributo alla loro esistenza, e con ogni probabilità si tratterà di tutt’altro rispetto a quello che ora posso comunque solo vagamente immaginare; non penso nemmeno che il mio operato su questa terra, in generale, non possa essere svolto egregiamente e magari pure molto meglio da qualcun altro. Perciò, ecco, non so proprio come rispondere ad una simile domanda. E più ci rifletto più penso che tutto sommato è giusto così, perché dovrei abbattermi? Perché per stare bene con me stessa dovrei potermi pensare così necessaria ed eccezionale? Non voglio insegnare ai miei figli che accettarsi significhi per forza sentirsi speciali. Voglio piuttosto che si fabbrichino tutti gli strumenti per scavare nella propria umanità, per abbracciarla con equilibrio e ironia, con impegno e consapevolezza, per portarla a compimento nella sua verità, serenamente, per quel che sarà. Che cosa ne pensate, voi?

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