E’ piuttosto ovvio ma me lo dimentico facilmente

Il lavoro intellettuale non è come gli altri.

Ha bisogno di tempi lunghi, di otium, di sedimentazione di stimoli i più vari, di rielaborazioni inconsce, di nutrita creatività. Non produce un risultato nell’immediato.

Ma non per questo è meno dignitoso.

Me lo devo ricordare.

E’ (quasi) come con le rotonde

C’è chi ha preso la patente quando bastava dimostrare di saper accendere il motore e andare da qui a lì, e le uniche rotonde conosciute erano quelle sul mare: oggi rotano spavaldi o disorientati, a seconda, ma tutti rigorosamente con la freccia a sinistra. Poi c’è più o meno la mia generazione, che sul manuale di scuola guida mica ce lo insegnavano, come si adoperano le rotonde (e se ce lo insegnavano chi se lo ricorda?): alcuni si sono aggiornati, alcuni ci hanno un po’ ragionato, altri avevano una genetica predisposizione alla comprensione della filosofia della rotonda, ma una buona parte diciamo che l’ha capito, che si mette la feccia (a destra) per uscire; un’altra quota no, non ce la può fare. Per finire ci sono i ragazzi che hanno preso la patente nell’era delle rotonde (i nativi rotanti?), per i quali è naturale, come si fa.

Ecco, perché categorie come l’onestà, il senso civico, la dignità diventino naturali norme di condotta, e non più clamorose eccezioni destinate a suscitare stupori commossi, temo si debba aspettare un ricambio generazionale completo.

Il problema è che – su questo – non hanno ancora aggiornato i manuali.