Non mi ero accorta

di quanto si attardasse la luce in questi giorni. Piegata dal dolore un anno fa non mi ero accorta.
Non mi ero accorta di quanto riuscisse ad essere radioso novembre, atterrita paralizzata senza respiro vent’anni fa non mi ero accorta.
Del vento del mare sul finire di un agosto di bufera non mi ero accorta.
Del caldo precoce dieci anni fa non mi ero accorta, rapita da una gioia immensa e minuscola che mi spezzava il cuore.
Di tanta pioggia non mi ero accorta, al sicuro sotto la tua mantella, né del vento in quota, dando a te la mano.

Mi resta l’odore dei tigli, dell’asfalto prima della pioggia, il cielo che scolora, la campagna nella notte d’estate – grilli e grano caldo. Le mattine grigie, il profumo di lontana primavera nel vento della sera di gennaio, buccia di mandarino, luna sulla neve. Il combaciare preciso delle nostre piante dei piedi.

Impressioni di settembre

Tanti piccoli post si sono formati nella mia mente dal rientro in poi, ma poi, come sapete. Non mi ripeto. E qui aggiungo una ola per tutte le bloggatrici che nonostante una vita rutilante al pari o peggio della mia riescono a star dietro al blog con costanza e amore. Io no. Ma ogni tanto mi viene la voglia.

Ecco, primo insight del nuovo anno appena iniziato (primo settembre capodanno degli insegnanti, diceva benissimo una deliziosa bloggatrice che non mi ricordo più, e pure delle mamme in età scolare, si sa): faccio veramente parte del collegio dei docenti. Sono lontani i giorni in cui ne cambiavo uno all’anno e ne guardavo il più o meno risibile teatrino da fuori, anche se ero seduta lì. Non ne conoscevo le dinamiche, non sapevo di progetti dati ovviamente per scontati, non ero toccata dal benché minimo senso di appartenenza. E invece ora è bello respirare familiarità, capire, banalmente, di che cosa si sta parlando, dare il mio contributo alle meccaniche della scuola, provare addirittura a introdurre nuove prospettive. Fermo restando che mantenere uno sguardo un po’ da fuori sia buona pratica in generale, giusto per evitare di prendersi troppo sul serio.

Poi, questa tanta luce di settembre è un regalo che non merito. Anche se non saprei dire perché. Certo con tanti sensi di colpa, miei e non solo, sto cominciando alla buonora a fare i conti, e dire che pensavo un tempo di esserne immune. E invece i bastardi sensi di colpa si sanno travestire bene. Da aggressività, magari da vittimismo, da critica e da autocritica. Perfino da amore, a volte. Così provo a tratti a godermi questa luce, con risultati altalenanti: più invecchio più faccio fatica a godermi gli attimi. Era la mia specialità. Ma forse era ora di quantificarne il prezzo; e ribilanciare un po’. O forse semplicemente devo trovare una nuova via. Comunque si cammina, e la luce aiuta.

I ragazzi stanno crescendo, e a quasi dieci anni il grande si affaccia a una stagione che mi fa un po’ paura. Prego solo di avere gli strumenti per affrontarla: noi e lui; il resto è tutta vita, e va bene così.

Un giro a Venezia a settembre, lontano dai cloonismi di stagione, è un massaggio rilassante per l’anima. E dimenticarsi a casa la macchina fotografica una roba da prendere a testate il muro, ma il bilancio è comunque positivo. Campo Santa Margherita, un giorno riuscirò ad andarci a vivere.

E tanto altro che ormai non mi ricordo.

Com’è che a scriverla la vita ti sembra subito più bella?

Alla fine gli voglio bene a questo bistrattato blogghettino.