Magnifiche e progressive

Riunione per materia: tutti i docenti di lettere dell’Istituto (una ventina), come da ordine del giorno, esaminano le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo. Sbuffi, risatine di gente che si fa i ca**i suoi, mugugni vari. E a me già girano. Perché io, e con ogni evidenza soltanto io, vedo in un momento come questo un’occasione di confronto, di rinnovamento: a partire dal documento ministeriale, facendone una critica seria (e costruttiva), possiamo riconsiderare insieme la nostra pratica quotidiana, vedere se c’è qualche utile spunto per rifletterci sopra insieme, per aggiornarla, integrarla, migliorarla insieme, e così facendo -mi pare- possiamo costruire insieme un’identità alla nostra scuola, che si faccia progetto concreto.

E invece già in partenza alla cosa sono dedicate due striminzite orette, e inoltre, in quel tempo in cui tutti e ormai anch’io vorremmo essere da un’altra parte, il principio ermeneutico-epistemologico di fondo è: dobbiam mica stare qui a leggere tutta ‘sta roba mavalà il curricolo di Istituto che abbiamo fatto sei anni fa va benissimo tanto son sempre le solite cose e se c’è qualcosa di nuovo è senz’altro una boiata e comunque io di certo non mi metto a cambiare adesso tanto quelli lì non hanno idea di che cosa voglia dire stare in classe che ore sono?

A titolo esemplificativo, questo fecondo momento di confronto:

Collega 1: oh, ma avete visto??? qui nei Traguardi per lo sviluppo delle competenze al termine della secondaria di I grado c’è scritto che l’allievo deve saper produrre “testi multimediali, utilizzando in modo efficace l’accostamento dei linguaggi verbali con quelli iconici e sonori”!! ma stiamo scherzando??

Collega 2: no, no, siamo matti? mica sono in grado! chi è che sta verbalizzando? scrivi che non siamo d’accordo con questa cosa perché i ragazzi non sono in possesso delle competenze richieste!

Sgomento.

Io: ehm, veramente, se intendo quello che il documento vuol dire, dovremmo essere noi, a fornire ai ragazzi queste competenze…

Collega 2: eh, c’hai ragione, potrebbero farci questa obiezione…

Tu sì che sei furba, Collega 2! Come lo aggiriamo, adesso, questo ostacolo al nostro quieto vivere?

Collega 3: ma io non saprei da che parte cominciare, a fare un testo multimediale, figurati se lo posso insegnare a loro!!!

Le parole “formazione in servizio” ti dicono niente?

Collega 4: sì, guarda: io ho la LIM in classe e non la uso mai. Tanto non serve a niente!

Rabbia rabbia rabbia, io se ce l’avessi me la farei servire eccome e invece la mendico invano da tre anni!

Collega 2: no ma poi ci vuole un sacco di tempo!!! e poi chi lo finisce il programma?

Il cosa?

Io: scusate, ma non credo si intendano esclusivamente grandi cose: anche un piccolo power point, con immagini e parole chiave, tipo quello che ho fatto fare all’inizio dell’anno come ripasso di storia può essere considerato un testo multimediale, no? ai ragazzi piace molto, tra l’altro, sapete, quella storia dei nativi digitali… e non è che i contenuti ne risentano, anzi.

Collega 5: no, io in aula informatica tutti insieme non li porto, che poi devo continuamente star lì a girare come una trottola!

Collega 2: dai, dai, scrivi: non siamo d’accordo con questa cosa perché richiede un eccessivo dispendio di tempo ed energie. possiamo andare?

Napalm.

 

Lo dico da un po’

Io: ciao, scusa, dovrei chiederti un favore, giovedì nella tua ora potresti portare i ragazzi alle prove del concerto della settimana prossima? sai, devono suonare e pure fare il reading di poesia, poi te la restit…

Collega 1: non se ne parla nemmeno, se no chi lo finisce il programma? e poi scusa, non sono nemmeno in grado di fare uno straccio di parafrasi, non sanno distinguere una sineddoche da una metonimia e tu gli fai fare i riding?

Io: ciao, scusa, dovrei chiederti un favore, mercoledì nella tua ora potresti portare i ragazzi alle prove del concerto-reading di poesia che abbiamo organizzato per la settimana prossima?

Collega 2: sììì, non ti preoccupareeee, anziiii! pure giovedì e venerdì, se vuoi, che io quelli meno li vedo e meglio sto!

Lo dico da un po’: quello che scarseggia, oggi, nel mondo, è il senso della misura.

Dell’innaffiare il giardino

Oh bello innaffiare il giardino, per far coraggio al verde!

Dar acqua agli alberi assetati! Dài più che basti e

non dimenticare i cespugli delle siepi, perfino

quelli che non dàn frutto, quelli esausti

e avari. E non perdermi di vista,

in mezzo ai fiori, le molte erbe, che hanno

sete anche loro. Non bagnare solo

il prato fresco o solo quello arido:

anche la terra nuda tu rinfrescala.

B. Brecht

Dedicato agli insegnanti che amano il proprio lavoro, e a tutti. Buona Pasqua!

Come è possibile?

Come è possibile che io dico in consiglio di classe: “Guardate che C. ha un sacco di problemi, a casa, mi scrive nei temi storie agghiaccianti di casa sua, l’altro giorno piangeva un sacco mentre mi raccontava; ora ha fatto dei colloqui con la pedagogista, che le ha consigliato una psicoterapia; cercate di capire perché è così pungente, così distratta, così impertinente, a volte, abbiate una certa delicatezza nel ricordarle le regole che certo come tutti deve seguire…”. Come è possibile che io dico delle cose così, in consiglio di classe, in sala professori quando mi dicono “Eh, però C. adesso sta proprio esagerando, risponde malissimo e non si può dirle niente!”, in corridoio quando mi dicono “Certo che C. deve imparare a darsi una regolata, però!” come se a insegnarglielo non dovessimo essere anche noi. Come è possibile che io dico parole così ingombranti, così pesanti, di una ragazzina di tredici anni, e i miei colleghi facciano del sarcasmo, o parlino con risentimento, o inizino delle frasi con “però”? Però un corno!

Questa attitudine avversativa negli insegnanti non finisce di farmi del male.