Mal di blog

Adesso vi spiego come funziona così mi dite se sono completamente pazza o è successo a qualcun altro, e soprattutto se è una cosa che poi passa.

Mi succede qualcosa. Qualcosa qualsiasi. Un ragazzino a scuola ha un problema, mia figlia fa una considerazione buffa, un collega mi fa innervosire, leggo un pensiero che mi fa riflettere, una scena a cui assisto mi pare surreale. Il pensiero parte automatico: potrei farci un post. Mi vengono proprio in mente le parole da scrivere ma naturalmente non ho il computer sottomano.

Poi mi dimentico cos’era. Travolta da tutto il resto. Oppure, quando mi siedo per scrivere mi sembrano tutte cazzate, di nessuno spessore, che soprattutto non interesseranno a nessuno. Poi ripenso ai miei propositi iniziali e scrivo. E quando schiaccio quel tasto Pubblica sono soddisfatta come una bambina che ha appena imparato a spingersi sull’altalena.

Ma dura poco, perché inizia una certa sottile ansia da commenti. Non scriverà nessuno. E vado a controllare. Amen, non è che chi passa di qui debba per forza scrivere qualcosa o dirmi che ne pensa di quello che dico io.  Fingo che non mi importi. E vado a controllare. Ecco, lo vedi? Avranno trovato che sono tutte cazzate di nessuno spessore. Avranno pensato Ma questa cosa crede, che a me interessi di ‘sta roba? (Sono insicura da fare schifo, lo so).

Poi arriva un commento. Una cosa qualsiasi. E magari ne seguono anche altri. E torno a sentirmi in forma. In gamba. Nella media, almeno. Financo più a posto con la coscienza.

Per qualche giorno.

Poi ricomincia tutto daccapo.

Guarirò?

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Oscillo ancora

E’ necessario sospendere l’urgenza classificatoria, il bisogno che ciascuno di noi ha di ridurre la complessità che ci sta intorno attraverso generalizzazioni concettuali

(letto qualche tempo fa su un qualche numero che non ricordo di Scuola e Didattica, in un articolo di non so chi, che parlava credo di relazione educativa – ok se a qualcuno dovesse interessare posso reperire tutte le informazioni, ma ehm, come dire: Calvin non mi ha permesso di essere così ottimista)

Ecco, questo monito nasce per orientare l’atteggiamento degli insegnanti (e io lo scolpirei sulle pareti della sala professori, della presidenza e pure della bidelleria, da tanto mi sembra opportuna, e opportunamente ignorata – anche da me, eh!), ma mi viene incontro anche quando il pH mi crolla fuori controllo, tipo l’altro giorno. O quando mi aggiro per il web, come poco fa, e mi travolge letteralmente lo tsunami di tutte le cose che non so, di tutte le cose che vorrei o dovrei sapere ma non so; di tutte le cose che vorrei o dovrei fare – o che qualcuno si aspetta che io faccia – e non faccio. Annaspo. Datemi qualche facile generalizzazione che tutta questa complessità mi sta schiacciando. Che voto diamo a questo sasso verticale così poco in equilibrio?

One thing at the time and that done well, ripeteva mio padre come un mantra quando ero piccola. E’ una cosa che aiuta, contro l’ansia classificatoria.