Per mano

Dissero Prendetevi per mano. A destra Unsasso mise la sua nella mano calda praticamente smisurata di suo marito. 

A sinistra.

A sinistra una mano bianca. Ossuta nodosa. Liscia liscia con la pelle quasi trasparente tesa sulle ossa. Fresca.

Unsasso provò potentissima deflagrante la sensazione di tenere ancora una volta la sua mano. Si vide proiettata in un attimo dentro quel tinello che non esiste più, la scatola di latta dei biscotti sempre ben fornita per tutti i nipoti e i pronipoti. Sempre una storia da ascoltare. Sorrisi sorrisi sorrisi. Risentì nitida la sua voce che la chiamava Gioia, o Tata. Quel tocco lieve le fece rivivere come se fossero presenti lì davanti i momenti più assolati della sua infanzia, una dolcezza caldissima e avvolgente, un amore certissimo incrollabile e senza confini. Ad Unsasso si ruppe la voce e non riuscì più ad emettere suono.

Ti voglio bene anch’io, nonna.

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La mia nonna

La mia nonna era la maestra del paese, e al suo funerale la bara l’hanno portata a braccia i suoi alunni più disgraziati e amatissimi, come da sua esplicita richiesta.

La mia nonna anche quando non usciva più di casa aveva sempre una collana intonata al vestito e anche quando non usciva più dal letto ogni tanto chiedeva un pettine perché bisogna essere in ordine.

La mia nonna – dicono – era la più bella del paese, ma odiava essere fotografata o essere al centro dell’attenzione.

La mia nonna detestava con tutte le sue forze il formaggio, in qualsiasi forma, e la televisione.

Qualche tempo prima di andarsene, storta e nodosa e piena di dolori, aveva detto “Ora come ora la mia vita non la augurerei a nessuno. Però non ho voglia di morire”.

La mia nonna non tollerava l’idea di essere un peso per gli altri, ma non le pesava mai niente.

Era  generosa in modo esagerato, ma a se stessa non concedeva quasi nulla: c’erano solo due cose su cui non ammetteva compromessi, il caffè e i biglietti di carta a mano, che comprava e consumava in quantità industriali, e solo di ottima qualità.

La mia nonna sapeva milioni di storie, ha insegnato a tutti i nipoti e i bisnipoti poesie e filastrocche, e mi cantava sempre “grazie, dei fior…”.

Lei ricordava compleanni ed onomastici di tutti i parenti di qualsiasi grado e per ciascuno escogitava sempre qualcosa di speciale.

La mia nonna sapeva ascoltare senza interrompere e senza giudicare, e qualunque estraneo conosciuto per caso su un treno finiva per raccontarle la sua vita nel tempo di un viaggio, e la sua casa era sempre piena di gente.

Trovava sconveniente alzarsi più tardi delle 6.30, anche quando era malandata e non aveva più nessun nipotino bisognoso delle sue cure, e andare a riposare al pomeriggio era roba da andarsi subito a confessare.

La mia nonna aveva lo sguardo sempre meravigliato dei bambini, e ha passato la vita a tessere e dipanare la mitologia familiare, di cui si sentiva parte con immensa gratitudine.

Aveva una capacità formidabile di non accorgersi dei torti subiti e di sentirsi onorata dal più insignificante gesto d’attenzione.

La mia nonna amava il nonno di una tenerezza totale, ed era per lui tutto, e io ora porto la sua fede nuziale accanto alla mia, con riconoscenza, e orgoglio.

Mi ha insegnato l’accoglienza, la fiducia, l’amore per la vita.

E’ volata via due anni fa oggi, e mi manca tanto.