Chi dice che un sorriso non costa niente?

Unsasso, varcata la fatidica soglia dei quaranta, si concede di far della teoria. La teoria è questa: nella vita, meglio esser facce da culo.

Quando era giovane aveva un’amica – conoscente, diciamo – che era perennemente incazzata, sempre acida e infastidita da qualcosa. Ogni tanto succedeva che le girava dritta, e riusciva anche ad essere mediamente affabile. Uuuuhh a quel punto: tutti le giravano intorno solleciti, godendo riconoscenti della inusitata simpatia. E pure si prodigavano in ogni modo per non spezzare quel fragile incantesimo, per non rischiare di procurare nessun improvvido spostamento d’aria che mandasse a catafascio quel meraviglioso ed effimero castello di carte. E lei, Unsasso, a cui andava mediamente sempre tutto bene, non si capacitava.

O la sua Preside, per esempio, soggetta a sbalzi d’umore senza appigli: quando è in buona la gente si sente come se le sbocciassero fiori all’intorno.

Per non parlare poi dei parenti. Quanto più hanno il muso perenne, dandoti la sottile spiacevolissima costante sensazione che stai sbagliando qualcosa, tanto più, quando c’è bonaccia, ci si sente miracolati, e si gusta tutta quella rilassatezza con riconoscenza. Chi il sorriso ce l’ha sempre pronto, ed è mediamente felice di vivere, come Unsasso, tanto per dire, non gode affatto di tanta gioiosa gratitudine, così come non si tributa importanza a ciò che si dà per scontato.

Vero è che Unsasso non fa grande fatica ad assecondare la propria natura serena e positiva, e di certo non saprebbe essere diversa da così. Ma a volte le rode un po’ il culo lo stesso.

Questo non è un post di fine anno

E non perché io abbia qualcosa contro i post di fine anno o i consuntivi in genere, anzi tutto il contrario: a me tirare le somme, fare i bilanci e i “programmi di miglioramento” oggi tanto in voga piace un casino. E sapete perché? Perché mi ci appago alla grandissima.

Mi sentirei più a posto con la coscienza dopo aver ripensato a tutte le piccole grandi gioie dell’anno che sta finendo, mi sentirei più in gamba dopo aver enumerato tutte le fatiche affrontate e superate, rinfocolerei la mia autostima stilando il catarticissimo elenco di tutti gli errori da non ricommettere e soprattutto dei meravigliosi propositi per l’anno che verrà. E mi beerei di tutto ciò rischiando di lasciare che “e il” restino nel mezzo.

Senza contare che con ogni probabilità vi frantucherei i maroni.

Perciò niente di tutto ciò, vado a mangiare il bordino preparatorio al cenone, poi a leggere un po’ dopo aver finito di impostare una verifica, poi credo che mi metterò lo smalto rosso e inizierò con calma la preparazione delle tartine (il goulash l’ha già preparato ieri sera miomarito), prima che comincino ad arrivare gli ospiti da ogni dove.

Ma prima vi chiedo un regalo (lo so, son sfacciata): dato che – questo lo scrivo – uno dei propositi per il nuovo anno è cercare con tutte le mie forze di ritagliarmi consoni spazi per la lettura, e dato che qui in giro nella blogosfera ci son lettori di tutto rispetto, me lo consigliate un libro a testa che ritenete proprio imperdibile da inserire nella mia lista della spesa?

Grazie per questo (se avete voglia), e soprattutto per le belle persone che siete, ché tutti, a leggervi, mi insegnate ogni volta qualcosa (per davvero eh!).

Un sorriso a tutti.