Estate!

Ormai la vacanza “da insegnante” è nel suo pieno, e mi rendo conto di quanto sia un privilegio di cui essere grati.

Ci ho messo un po’, ma posso dirmi ormai libera dall’”ansia-da-cose-da-fare”: è ormai una settimana buona che non faccio più le mie proverbiali liste e prendo le giornate con più allegro fatalismo; le “cose-da-fare” ci sono sempre, specie se sei in montagna sì, ma a casa tua, ma ovviamente si sono drasticamente ridotte rispetto al solito, a fronte di un massiccio aumento del tempo a disposizione, il che consente di fare ogni cosa nel momento in cui ce n’è bisogno, in tutta calma, e direi quasi con piacere.

Mi riapproprio così del tempo, mi gusto la lentezza dei gesti come un lusso, trovo spazi per leggere, per studiare, per ascoltare le crode, per correre, per respirare il silenzio, per fotografare i dettagli; mi concedo di assaporare i momenti che ora so dedicare ai bambini: giochi, coccole, solletico, scherzi, smorfie, racconti, letture, grattini. In tutti questi momenti sono lì, con loro. Durante l’anno ci riesco di rado: la mia mente è spesso altrove, sequestrata dal pensiero -ovvio- di tutte “le-cose-da-fare”. Ora invece sto. E percepisco chiaramente che ho sufficiente spazio mentale anche per soffermarmi a calibrare scelte educative più ponderate, meno schiave dell’insofferenza e dell’esasperazione.

E poi riesco ad andare a correre, ora lontana dalle auto e più vicina al bosco, e dopo quasi due mesi che ho cominciato posso dire che io, regina incontrastata della pigrizia, riesco ad essere costante come mai nella vita in nessun’altra attività sportiva. Questo mi ha sorpreso. E a quasi quarant’anni riuscire a sorprendere se stessi dà proprio una bella sensazione. Mi parla di una conoscenza di sé mai finita, di un viaggio ancora lontano dalla meta, di possibilità molte e perfino inaspettate.

L’estate mi rigenera profondamente, ne avevo proprio bisogno. E il pensiero non può non andare a chi non ha questo privilegio, primo fra tutti mio marito, che è a casa che schiatta di caldo e lavoro, e che si fermerà tre settimane soltanto. Mi sento una privilegiata, non c’è niente da fare; ma questo non mi impedisce di goderne tantissimo.

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E’ piuttosto ovvio ma me lo dimentico facilmente

Il lavoro intellettuale non è come gli altri.

Ha bisogno di tempi lunghi, di otium, di sedimentazione di stimoli i più vari, di rielaborazioni inconsce, di nutrita creatività. Non produce un risultato nell’immediato.

Ma non per questo è meno dignitoso.

Me lo devo ricordare.